Esattamente un mese fa, ho appreso con particolare interesse e curiosità la notizia della chiusura al transito pedonale e veicolare delle strade d’accesso e del piazzale antistante al Palazzo Ducale di Piedimonte Matese.

L’ordinanza, emessa dal responsabile del Settore comunale di Vigilanza, reg. Serv. n. 78/2019 del 25 ottobre 2019 (Chiusura via San Marcellino ed accesso pedonale per piazzetta Santa Maria la Vecchia. Interventi in materia di viabilità e sicurezza stradale), recita testualmente:

«Vista la relazione redatta in data 25 ottobre 2019, dagli operatori di questo comando, relativa alla caduta di alcuni calcinacci dal fabbricato denominato “Palazzo Ducale”;

Visto che dal sopralluogo effettuato, sono state evidenziate ulteriori problematiche relative allo stesso fabbricato, riguardanti la sicurezza dell’incolumità pubblica;

Ritenuto necessario adottare i dovuti provvedimenti, al fine di evitare pericolo per le persone e cose, si ritiene improrogabile vietare la sosta e chiudere al transito pedonale e veicolare via San Marcellino (spazio antistante Palazzo Ducale);

Inoltre inibire l’accesso alla stradina pedonale che collega via San Marcellino con piazzetta Santa Maria La Vecchia; […]».

Ovviamente, ben vengano le azioni di salvaguardia della pubblica incolumità. Tuttavia, qualcosa non torna.

Ebbene, si presti attenzione alla data dell’ordinanza (25 ottobre 2019), ossia il giorno successivo alla riunione del “tavolo tecnico” presso la sede comunale. Una tempestività senza pari, se pensiamo che nel corso della riunione, poche ore prima, non si era mai fatto cenno ad un pericolo incombente, considerato anche il perdurare, fino a quel momento, di condizioni atmosferiche assai favorevoli.

Tempestività che, evidentemente, è segno di una vigilanza attenta del territorio comunale e dell’impegno diligente per la tutela della pubblica incolumità.

Tuttavia, nella lunga ed accesa discussione del “tavolo tecnico” il totale disinteresse della Provincia – proprietaria di una parte dello storico edificio – è stato palesato ai partecipanti (tra cui il Sindaco, numerosi amministratori cittadini, due consiglieri provinciali, una delegazione regionale, rappresentanti del Parco regionale del Matese e delle Associazioni culturali locali, nonché lo stesso responsabile del Settore comunale di Vigilanza che ha emesso l’ordinanza di chiusura) dagli stessi tecnici provinciali, che più volte hanno posto al funzionario della Soprintendenza questa fuorviante domanda: «Ma davvero avete intenzione di procedere con il rifacimento delle coperture?».

Ricordo che tale intervento di risanamento, a seguito dell’interrogazione parlamentare da me presentata il 30 ottobre 2018, è stato finanziato, per le sue caratteristiche di «urgenza ed improcrastinabilità», dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con DM 15/02/2019 con un importo di 500mila euro.

Ed allora, come mai veniva posto quell’interrogativo? È presto detto.

L’Ente Provincia, nell’ultimo decennio, ha reiteratamente inserito la parte di sua proprietà dello storico edificio, vincolato con decreto del 08/05/1990, nel “Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni immobiliari”, evidenziando il suo totale ed atavico disinteresse per il monumento. Difatti, anche nell’ultima stesura del detto Piano, relativa al triennio 2019-2021, approvato con Decreto del Presidente della Provincia n. 55 del 20/03/2019, con una successiva “presa d’atto” da parte del Consiglio Provinciale con Deliberazione n. 22 del 08/04/2019, il Palazzo Ducale appare tra i beni da alienare con una valutazione di 620mila euro, che rappresenta il quinto valore assoluto tra i suddetti immobili.

Tra l’altro, solo in quest’ultima stesura, a margine della descrizione dell’immobile, è riportato testualmente: «È [in corso] la procedura per l’ottenimento dell’autorizzazione all’alienazione del cespite ai sensi del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il “Codice dei beni culturali e del paesaggio”».

A tal proposito, ho richiesto – ed ottenuto – una nota informativa al Segretariato Regionale Campania del MiBACT sull’iter autorizzativo e sulla reale possibilità dell’Ente Provincia di alienare il bene vincolato, anche a seguito del suddetto recente finanziamento.

E, come sempre, dalla lettura della documentazione emergono elementi estremamente interessanti sulla “vision” provinciale.

Difatti, la Provincia di Caserta, con nota prot. n. 1319 del 11/01/2019, chiedeva al Segretariato Regionale per i Beni culturali della Campania, ai sensi degli artt. 55 e 55bis del D.Lgs. 42/2004, l’autorizzazione all’alienazione del Palazzo Ducale.

Il presidente della Commissione regionale per il patrimonio culturale della Campania, con nota prot. 653 del 25/01/2019, richiedeva alla Soprintendenza ABAP per le province di Caserta e Benevento il relativo parere di competenza, informando anche la Regione Campania, con nota prot. n. 654 del 25/01/2019.

Successivamente, considerato che nel summenzionato decreto di vincolo del 1990 era prevista soltanto la verifica dell’interesse storico-artistico, il Segretariato regionale, con nota prot. 1586-P del 27/02/2019, in ottemperanza del suddetto D.Lgs. 42/2004, chiedeva alla Provincia di Caserta di attivarsi ai fini dell’accertamento di una eventuale sussistenza anche dell’interesse archeologico, comunicando che il procedimento di autorizzazione all’alienazione sarebbe rimasto sospeso fino all’ottenimento del parere per quest’ultima verifica.

Nella nota n. 9633-P del 18/11/2019 inviatami dal Segretariato regionale è riportato testualmente: «A tutt’oggi l’Ente Provincia di Caserta non ha proceduto ad attivare la verifica».

A questo punto, una domanda sorge spontanea: ma se la procedura autorizzativa risultava sospesa con la suddetta comunicazione del 27/02/2019, com’è possibile che poco più di tre settimane dopo il Presidente della Provincia abbia emanato il Decreto n. 55 del 20/03/2019, con una successiva “presa d’atto” da parte del Consiglio Provinciale con Deliberazione n. 22 del 08/04/2019?

Era stato dato già per scontato l’ottenimento di quell’autorizzazione senza nemmeno preoccuparsi di richiedere alla Soprintendenza la verifica dell’interesse archeologico?

Probabilmente, la notizia dell’assegnazione del finanziamento e la relativa esecuzione dei lavori (entro la fine del 2020) di rifacimento delle coperture della parte pubblica (ossia quella di proprietà della Provincia) aveva già prodotto, per quest’ultimo Ente, serie limitazioni per la futura (e tanto agognata) alienazione dell’immobile per fare cassa, nel tentativo di risolvere i ben noti problemi finanziari che lo attanagliano.

Quindi, se davvero la Soprintendenza avesse “intenzione” di procedere con i lavori il Palazzo Ducale di Piedimonte Matese, quest’ultimo rimarrebbe definitivamente “sul groppone” della Provincia…

Ecco, allora, perché i tecnici della Provincia reiteravano quella fuorviante domanda al funzionario della Soprintendenza!

Infatti, già nel Bando d’Asta pubblica n. 1/2019, emanato il 02/10/2019 dal Settore Edilizia – Servizio Gestione del Patrimonio Provinciale, lo storico edificio matesino non figura più tra i lotti alienabili, sia in seguito alla mancata richiesta di verifica dell’interesse archeologico, sia per le ulteriori restrizioni imposte dall’avviso di assegnazione del finanziamento ministeriale.

Adesso, resta da capire se le sopraggiunte – e non meglio specificate – “ulteriori problematiche” alla struttura, che hanno indotto all’emanazione della suddetta ordinanza di divieto di accesso dell’area antistante al Palazzo, potranno incidere negativamente sulle azioni di salvaguardia del bene, facendo trascorrere il tempo necessario alla perdita del suddetto finanziamento, che riaprirebbe la possibilità di alienazione dell’immobile.

Ovviamente, non è affatto peregrina anche l’ipotesi di un intervento per “somma urgenza”…

Per tali motivi, lo scorso 4 novembre ho inviato una PEC al responsabile del Settore di Vigilanza comunale, che ha emesso l’ordinanza, per ottenere tutti i chiarimenti del caso ed anche per verificare se il provvedimento sia stato tempestivamente notificato ai proprietari dell’immobile (Provincia di Caserta ed Eredi Gaetani) e alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, che, tra l’altro, si era impegnata “presumibilmente” entro questo mese di novembre a mettere a gara pubblica il progetto preliminare per l’intervento di risanamento, come specificato nella nota n. 14442-P, inviatami il 15 ottobre scorso.

Dopo tre settimane non ho ancora ricevuto alcuna nota di riscontro in merito…

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca!

MDS_Nota SR-CAM_18/11/2019
MDS_Nota SR-CAM a Provincia di Caserta_27/02/2019
MDS_Comune Piedimonte Matese-ordinanza_25/10/2019
Share This